Blade Runner 2049: Flop e opera d’arte

35 anni sono tanti nell’attesa del sequel di un film, anche se si tratta di un cult.

Blade Runner è infatti considerato un film cult che dopo 35 anni ancora riesce ad appassionare e a influenzare numerosi personaggi del mondo del cinema e del pubblico.
Ed è proprio dopo 35 anni che è uscito nei cinema Blade Runner 2049, sequel del film di Ridley Scott dell’82.

Blade Runner 2049, diretto da Denis Villeneuve, ha avuto un discreto successo iniziale, ma presto i guadagni al botteghino sono calati e si inizia a pensare al futuro della ormai saga cinematografica.
Molti ritengono che un ulteriore sequel, che viene suggerito dal finale di 2049, sia già da escludere, proprio a causa dello scarso successo per il grande pubblico.
Ma mentre si cercano le motivazioni del flop, pochi sembrano preoccuparsi del commento della critica. Infatti, se il pubblico non ha accolto molto favorevolmente il film, i critici cinematografici ne hanno dato un buon feedback.

Personalmente la recente linea di Hollywood di non rischiare con trame e ambientazioni originali ma di andare sul sicuro espandendo quelle già esistenti non mi entusiasma affatto.
Al contrario, ritengo che la maggior parte dei film di questo genere siano, se non pessimi, di gran lunga inferiori rispetto agli originali.
Sono partito con lo stesso presupposto per Blade Runner 2049, ma per la prima volta, uscito dal cinema, me ne sono veramente pentito.

Alcuni criticano la durata della pellicola, 163 minuti, che si dice abbia scoraggiato gran parte del pubblico. Bisogna però ricordarsi di successi come Il Signore degli Anelli, i cui film, di non meno di 180 minuti l’uno, hanno guadagnato quasi un miliardo di dollari al boxoffice a testa, o del più recente Avatar, che nonostante i 161 minuti è stato a dir poco un successo nei cinema, con un incasso di quasi 3 miliardi di dollari. Blade Runner 2049 non ha nulla da invidiare né agli effetti speciali né alla fotografia di Avatar, al contrario ha una storia più originale e un precedente di successo.

La trama, benché non sia forse tra le migliori, è così ben costruita e così ben inserita nell’ambientazione e nel genere da rendere insignificanti le pecche della sceneggiatura, scritta da Hampton Fancher e Michael Green. La distribuzione sui 163 minuti delle scene mantiene lo svilupparsi della storia alla giusta velocità, né troppo lenta, come temono in molti, né troppo veloce (una delle maggiori pecche di molti film recenti), mentre le sequenze incentrate sul paesaggio, già presenti nel Blade Runner originale (e da allora riprese in altri film “cyberpunk”, come il Ghost in the Shell del 1995 di Mamoru Oshii), riprendono un’artistica tradizione del genere che lascia a bocca aperta. Questo anche grazie a una magnifica fotografia di Roger Deakins, nominato a 13 premi Oscar, che durante tutto il film lascia strabiliati.

I personaggi ben costruiti, altrettanto ben interpretati da un cast ben scelto, si giostrano in un mondo disseminato di idee intriganti e ben studiate, che fanno riflettere, seppur senza forzare a farlo, ma affascinano. Questo è forse il maggiore punto di forza di Blade Runner 2049: affascina lo spettatore nonostante i temi molto adulti (non per nulla è Red Rated) non solo tramite la tecnica ma anche con i contenuti.

Come ciliegina sulla torta, la colonna sonora di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch trasporta nell’universo moderno e sporco di Blade Runner.

 

Ricordiamo però che anche il Blade Runner originale non ha avuto un successo immediato, ma è diventato il cult che è nel tempo, forse anche 2049 verrà riconsiderato. Sperando però di non dover attendere altri 35 anni per vedere un ulteriore sequel.

Cosa ne pensate?

Michele Olocco

Michele Olocco

Diciassettenne che, appassionatosi in fretta alla quasi totalità del mondo nerd, con un particolare interesse verso Tolkien, si appresta a condividere la sua passione collaborando con Radio Brea.
Michele Olocco

Michele Olocco

Diciassettenne che, appassionatosi in fretta alla quasi totalità del mondo nerd, con un particolare interesse verso Tolkien, si appresta a condividere la sua passione collaborando con Radio Brea.

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