In ricordo di Joe Dever

Spesso e volentieri mi chiedono: “Come sei diventato un nerd?“.
Ebbene la risposta è semplice quanto precisa: era il giugno del 1987.

Mio cognato, appassionato di libri (ne leggeva almeno tre a settimana, e non scherzo) tentava in tutti i modi di convincere il sottoscritto a prendere in mano un libro. Capirete che a 12 anni, quando si ha la testa immersa in tutto ciò che possa essere il più lontano possibile dalle pagine dei libri, non era un compito facile.
Ci provò eccome: Tom Sawyer, Le Avventure di Huckleberry Finn, Oliver Twist, Kim e via dicendo…

Fino a che, in un ultimo disperato tentativo, riuscì a mettermi in mano un librogame.

Prima di spiegare ai pochi di voi che non ne hanno avuto uno tra le mani, provate a immaginare la seconda metà degli anni ’80: niente videogames se non quelli delle sale giochi o degli amici (i pochi) che si potevano permettere un computer Amstrad o una delle prime console Nintendo.
Ebbene, per farla breve quel librogame arrivava prima di Dungeons & Dragons, prima di Tolkien, prima ancora di scoprire che fu proprio lo scrittore inglese ad inventare di fatto il Fantasy fatto a romanzo.

Era il terzo libro della serie di D&D (un presagio forse?).
Lo lessi almeno 20 volte, rivoltandolo come un guanto, cercando di carpirne ogni passaggio, analizzando ogni paragrafo nella speranza che non finisse mai.
Una storia, molti finali, un’esperienza incredibile.

Dovevo averne assolutamente un altro! Come un tossico in cerca di una dose, sentivo il bisogno di procurarmene un’altra copia, magari i primi due della serie.
E se? E se ne esistessero altri? Quanti ne avranno fatti?
Senza il conforto di internet, che sarebbe arrivato solo dieci anni più tardi, cominciai a girare le librerie della mia cittadina.
Fu un colpo tremendo, tremendo quanto positivo: ESISTEVANO MIRIADI DI LIBRIGAME!!!
Tanti titoli di tante serie!
Mi sentivo come un piranha in una piscina affollata, dovevo solo scegliere, per la modica cifra di circa 4.000 delle vecchie lire, da dove cominciare.

Ci fu un titolo che fece presa su di me con il fatto che presentava una serie di 12, dico 12 libri e che mi avrebbe garantito ore, giorni, forse settimane di avventure leggendarie.
Il titolo della serie era LUPO SOLITARIO e il primo libro si intitolava “I Signori delle Tenebre”, non ringrazierò mai abbastanza i pionieri della ELLE Edizioni (i distributori della serie) per quello che regalarono quell’estate.

Perché vi ho raccontato questa storia?
Perché l’autore di Lupo Solitario si chiamava Joe Dever e la sua serie di libri sul Grande Maestro Ramas (Kai in originale) sarebbe arrivata al ventinovesimo libro, senza contare un numero infinito di ristampe e riedizioni.
Noi di Sentieri Tolkieniani e Radio Brea l’abbiamo incontrato a Lucca due anni fa.
Joe, distinto e gentilissimo, si rese incredibilmente disponibile tanto da concederci una breve intervista e un audio saluto. Lo fece davanti a quell’incredulo ragazzino di 40 anni che si trovava a Lucca anche un po’ per colpa sua, anche se non lo sapeva.

Ieri Joe Dever ci ha lasciato.
Ha lasciato un vuoto in tutti noi che tra le pagine dei suoi libri calpestavamo le terre selvagge del Magnamund combattendo Drakkar, Helgast, Vordak e terribili Nadziranim, vestendo i panni di Lupo Solitario, l‘ultimo sopravvissuto della stirpe dei Cavalieri Ramas.

Addio Joe, Gran Maestro del sacro Ordine dei Cavalieri Ramas, ci mancherai!

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