Cosa resterà dei Nerd anni ’70?

Ormai circa l’80% dei figli degli Anni ’70 hanno prole.
Esatto, proprio noi. Noi ‘ragazzi’ che siamo nati con le serie robotiche di Go Nagai, che siamo cresciuti con le serie tv di Star Trek ed i film di Star Wars, che siamo maturati a pane e Tolkien, senza mai dimenticarci del nostro passato, noi che siamo giunti ad un punto cruciale della nostra vita: quello di crescere ed educare i nostri figli.

Se da una parte, la televisione era una sorta di babysitter ad ore, pur limitata ad una programmazione che comprendeva, all’epoca, una fascia oraria di in paio d’ore al massimo (normalmente tra le 16 e le 18), dall’altra le nuove generazioni hanno ereditato una Vaso di Pandora di canali tematici diviso per fasce d’età.

Ragion per cui, quando noi ci ritrovavamo da soli davanti alla tv, perché ricordiamolo, all’epoca i cartoni non erano altro che ‘cose da bambini’, ed i nostri genitori spesso non avevano tempo per guardarli insieme a noi, oggi siamo noi stessi nelle vesti di genitori che ci accomodiamo con loro, e con più accondiscendenza dei nostri ‘vecchi’ ci godiamo quei programmi condividendone con loro anche le impressioni.

Questo comporta, per l’appunto, una condivisione di esperienze e di contenuti, che può essere utile alla maturazione emotiva del bambino.

Ma cosa accade quando tentiamo di iniziare i nostri figli a quelle che sono le nostre passioni o addirittura cosa succede se sono loro ad avvicinarcisi?

E qui, cari emuli di Luke Skywalker e Han Solo o mancati ufficiali dell’Enterprise, le cose si complicano.
Io, per esempio, che sono innamorato di Tolkien e di Star Wars, mi sono ritrovato davanti ad una scelta non dissimile a quella che Morpheus ha messo davanti a Neo in Matrix con le sue dannate pillole colorate.

Il dilemma, però, pone ben più di un interrogativo, ma semplificandone la forma potremmo ridurre il tutto a due semplici quanto significative domande:

1- Questo film/serie/fumetto è adatto a lui/lei?

2- E se lo guardasse solo per farmi contento e questo lo portasse nel tempo ad un forzato ‘rigetto’ sminuendomi ai suoi occhi?

Non ci sono davvero delle vere e proprie risposte a questi interrogativi, nemmeno se consideriamo i diversi fattori in gioco, ovvero il naturale spirito di emulazione che, di natura, possiedono i bambini nei confronti dei propri genitori.

Da parte nostra c’è la voglia di trasmettere la propria passione ai nostri figli come proiezione di noi stessi nel futuro, cerchiamo di dare un ‘seguito’ a quello che per noi è stato ed è il nostro ‘fandom style’. Vorremmo inoltre che i nostri figli fossero, in tutto e per tutto, degli amici, cercando nel contempo di trasmettere loro valori umani e sociali.

C’è anche la possibilità di scegliere di lasciare da parte discussioni troppo tediose e complicate, che difficilmente verrebbero comprese da un bambino, e pur tenendo in considerazione tutti questi fattori, la soluzione al dilemma tenderà a rimanere nascosta in una nebulosa lontana lontana.
Per intenderci non esiste una risposta definitiva che ci può consolare o dare soddisfazione.

Quindi a questo punto la domanda nasce spontanea:

Come saranno i nuovi Nerd? E cosa della nostra esperienza porteranno con loro? Potrei anche smetterla di coinvolgerlo/a nelle mie passioni… Lo farò, magari, nel momento in cui lui/lei me lo chiederà, “Ma non è questo il giorno!

Ad ogni modo, io e i miei figli, nei momenti di complicità, non smetteremo per ora, di salutarci come fanno i vulcaniani o, al peggio come facevano Willy e Carlton.

Quindi vi saluto e vi dico: “Lunga vita e prosperità”.

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