Recensione di Harry Potter e La Maledizione dell’Erede

Tutti noi abbiamo sempre desiderato veder continuare la storia di Harry Potter con nuove avventure dopo la scuola, che come Auror si sarebbe occupato di evitare la salita al potere di un altro mago oscuro. Dal 24 settembre, noi italiani possiamo trovare nelle librerie questa nuova avventura. Nato come spettacolo teatrale, la sceneggiatura di Harry Potter and The Cursed Child (il titolo in italiano è La Maledizione dell’Erede) è stata subito pubblicata come “Ottavo Capitolo della Saga” creata da J.K. Rowling.
La presenza di due coautori, Jack Thorne e John Tiffany, anche direttori dello spettacolo, è forse ciò che ha reso questa nuova avventura simile a Star Wars: Episodio VII: fatta dai fan per i fan. Non per questo è condannabile, anzi lo rende molto più piacevole agli appassionati.
A dar loro fastidio sarà piuttosto la mancanza di originalità, in quanto la trama sembra essere stata presa da libri e film vari e adattata all’universo magico della Rowling. Sembra che la scrittrice stessa abbia voluto cimentarsi in qualcosa di semplice. È probabilmente proprio per questo che io personalmente mi sento spinto alla ricerca di ogni piccola incongruenza col resto della saga pur di poter non accettare questo nuovo capitolo come parte dell’universo.
D’altra parte una certa amarezza è causata nel vedere certi personaggi diventare secondari, quasi inutili, nonostante la loro importanza nel resto della saga. Ciò che forse lascia per davvero l’amaro in bocca a fine lettura, però, è il fatto che, pur essendo l’avventura che aspettavamo, dopo poche ore di lettura ritorniamo in attesa, dopo essere stati morsi e aver visto fuggire così in fretta la storia tanto bramata. Questo è forse però causa dell’abitudine dei libri veri e propri, che con le loro descrizioni e i loro tempi più lunghi permettono di assaporare meglio gli avvenimenti. Ma ricordando che si tratta in realtà di uno spettacolo teatrale è un pecca perdonabile e che ci spingerà solo a voler vedere lo spettacolo, per conoscere la storia nel modo più corretto.

A spingere alcuni a voler vedere lo spettacolo può però anche essere la curiosità su come possano venir creati certi effetti speciali obbligatoriamente materiali, vista l’assenza della post-produzione. Ma qui si presenta la pecca dell’opera in generale, ovvero la limitatezza di numero degli spettacoli. Per quanto si impegnino, infatti, difficilmente riusciranno ad accontentare tutti i fan del mondo, o almeno quelli che possono andare fino a Londra.

Dopo una foto tratta dallo spettacolo, la recensione inizierà a contenere spoiler sulla trama, consiglio quindi a chi non ha già visto lo spettacolo o letto la sceneggiatura di non proseguire oltre nella lettura dell’articolo.

 

cursed-child-002

 

Come ho detto, tutti noi abbiamo sempre desiderato di veder continuare la storia di Harry Potter. Eppure, The Cursed Child non si può definire “l’ottavo capitolo di Harry Potter”, semplicemente perché non è Harry il protagonista.
Il titolo più esatto sarebbe stato “Albus Potter and The Cursed Child“.
Com’era immaginabile Harry è certo un personaggio di grandissima importanza, ma comunque lo si veda, non è lui il protagonista, né lui né i suoi amici Ronald e Hermione, che sono stati messi un po’ da parte. Ron principalmente.
Infatti tutto, o quasi, ciò che dice è lì solo per far ridere, per il resto il suo personaggio è completamente inutile. L’unico vero indizio che fornisce grazie al quale la storia può progredire, lo dice del tutto involontariamente.
Allo stesso modo, personaggi come i figli dei tre, rimangono quasi esclusi, a parte Albus. James e Lily, gli altri figli di Harry appaiono in due scene, senza dire o fare nulla degno di nota. Poco più importante è Rose Granger-Weasley, ma il suo fratellino, Hugo, è a malapena nominato.

Ripensando poi a ciò che ho letto, mi sono venute in mente alcune critiche fatte a “Fear The Walking Dead“, secondo le quali la serie narrerebbe dei problemi di una famiglia, più che di un’apocalisse.
The Cursed Child è anche così, la semplice storia dei problemi di famiglia, in particolare il rapporto padre-figlio, con sfumature fantasy.
Per quanto possa sembrare una critica, però, non ci trovo nulla di male a incentrare la storia in questo. Anzi, in questo caso la storia avanza di pari passo con questo rapporto, che è anche la causa di tutta l’avventura e del suo sviluppo.

La mancanza di originalità sta principalmente nei viaggi nel tempo, elemento cardine di tutta la trama.
Quante volte abbiamo infatti visto qualcuno che, con la possibilità di viaggiare nel tempo, ne approfitta e, dopo aver sconvolto la storia, rimette le cose a posto? Oserei dire fin troppe.
Trovo geniale che i maghi e le streghe abbiano paura dell’esistenza di un figlio di Voldemort, ma il fatto che alla fine sia proprio quello il villain, lo trovo quasi un tentativo poco convinto di continuare la stessa avventura dei libri. Questo villain è Delphi, una ragazza che, nata dal Signore Oscuro e Bellatrix Lestrange, viene allevata in una famiglia di Mangiamorte che la convince dell’esistenza di una profezia sul ritorno del padre. Un villain che, nonostante tutto può suscitare un certo interesse, anche per il suo collegamento all’Augurey, un uccello il cui canto, secondo una credenza popolare, annuncerebbe la morte.
I protagonisti, Albus Potter e Scorpius Malfoy, invece, sono due ragazzini che, esclusi dal resto degli studenti di Hogwarts, decidono di salvare Cedric Diggory quasi solo per piacere personale e dimostrare il proprio valore ai loro padri. Scopo nobile, ma decisamente stupido. Eppure per conseguire questo scopo sono riusciti a entrare al Ministero della Magia e rubare una Giratempo. Anche se aiutati da una strega oscura molto potente, sembra strano che riescano a farla sotto il naso a un Ministro della Magia e un Capo dell’Ufficio Applicazione della Legge sulla Magia, che a loro tempo erano riusciti nella stessa impresa e con lo stesso metodo. Si tratta infatti rispettivamente di Hermione e Harry.
A quest’ultimo inizia a bruciare la cicatrice, che è probabilmente l’unica vera incongruenza. Come di sicuro saprete, infatti, il collegamento tra Harry e Voldemort era dato dal pezzo di anima di questo che si era aggrappato al primo. Eppure dopo oltre venti anni da quando il collegamento è completamente scomparso, Harry torna ad avere questo collegamento, tanto che riesce a parlare di nuovo in serpentese.
E poi arrivano i viaggi nel tempo. Apparsi già ne “Il Prigioniero di Azkaban“, lì l’utilizzo della Giratempo era sempre limitato di qualche ora, cosa accettabile, i cambiamenti sembrano essere minimi, eppure un personaggio come Scorpius, che ha lo stesso ruolo di Hermione, in sostanza, avrebbe dovuto sapere che è pericoloso viaggiare nel tempo. Eppure viaggiano, modificano certi avvenimenti e peggiorano la situazione. Appare infatti una linea temporale dove Voldemort ha vinto. E dopo aver fatto tornare tutto alla normalità, Albus cade in fallo. Delphi infatti, che si era presentata a loro come la cugina di Cedric, è riuscita a far sì che si innamorasse di lei, o almeno della sua recita. Così la figlia del Signore Oscuro riesce a ottenere la Giratempo. Per una piccola cotta giovanile.
Questo è uno degli elementi più significativi della storia. Sottolinea infatti di come il male, mostrandosi sotto una buona luce, sia seducente. La ragazza decide infine di provare a fermare il padre prima che riesca a provare ad uccidere Harry, la prima volta, a Godric’s Hollow. Spuntando poi, casualmente, un’altra Giratempo, i genitori di Albus e Scorpius, si precipitano nel passato con Hermione e Ron, per impedirle di cambiare il passato. Ed è qui che, dopo aver completato la missione, rimangono a guardare la morte di Lily e James Potter. Un momento toccante. Più del finale, nel quale padre e figlio, si riappacificano, visitando insieme la tomba di Cedric Diggory.

Nonostante l’importanza dei significati che questa storia porta con sé, non si può dire che, considerando esclusivamente la trama, sia un’ottima storia. Ben raccontata, con alti e bassi, ma che sembra essere scritta solo per accontentare noi, che ancora aspettiamo la lettera da Hogwarts, invece che completare l’universo magico, cosa che, per quanto contenti, dobbiamo ammettere, spesso ha portato più danni che benefici.

Michele Olocco

Michele Olocco

Diciassettenne che, appassionatosi in fretta alla quasi totalità del mondo nerd, con un particolare interesse verso Tolkien, si appresta a condividere la sua passione collaborando con Radio Brea.
Michele Olocco

Michele Olocco

Diciassettenne che, appassionatosi in fretta alla quasi totalità del mondo nerd, con un particolare interesse verso Tolkien, si appresta a condividere la sua passione collaborando con Radio Brea.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: